La collina dietro al campo pratica

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di Gian Lorenzo Molinari

Menzione di merito

III Concorso Nazionale di Narrativa 2019


Consapevole che il suo cognome era simile a quello di due grandi campioni di golf italiani, solo e senza amici, abbandonato da tutti e alla ricerca di un hobby che potesse riportarlo all’interno di una vita sociale attiva, al vecchio Molinard venne in mente che il golf avrebbe potuto diventare la sua nuova passione.

In fondo era un’attività che l’aveva da sempre affascinato, la seguiva anche abbastanza assiduamente sul canale televisivo dedicato, ammirava il modo di fare dei grandi campioni che dopo aver eseguito un colpo spettacolare affidavano l’attrezzo al caddie, indispensabile accompagnatore e consigliere di gioco e strategia, che lo riponeva nella sacca dopo averlo ripulito dall’erba o dalla terra, ma in tutta la sua vita non era mai andato al di là di qualche partita a minigolf giocata parecchi anni prima con i figli piccoli in qualche località balneare della Liguria o della Riviera romagnola.

Aspettava solo che qualcuno potesse dargli la giusta motivazione o che il destino potesse mandargli dei segnali inequivocabili e allora, il giorno in cui sul giornaletto locale aveva letto l’annuncio “1 mese di golf gratis sul campo vicino a te”, aveva capito che era giunto il momento di compiere il gran passo.

Si era presentato al campo abbastanza presto, un lunedì mattina, ma, ironia della sorte, aveva trovato i cancelli di accesso sbarrati e aveva dovuto prendere atto di ciò che c’era scritto a lettere cubitali nere su un cartello bianco ‘Golf Club: giorno di chiusura: lunedì’. Pazienza, non aveva cominciato in maniera brillante, ma sarebbe comunque ritornato l’indomani.

Il giorno seguente, Molinard si avviava a piedi verso la Club House dopo aver lasciato l’autovettura nell’ampio parcheggio adiacente il campo da golf, appena al di là di un ponticello che attraversava un grosso corso d’acqua, uno dei tanti navigli molto frequenti da quelle parti.

La Club House consisteva in una sala ricevimento in legno, che fungeva anche da segreteria, e in un grosso spazio adibito a ristorante e bar, ugualmente foderato in legno, nel quale erano disposti alcuni tavoli che potevano essere utilizzati o per consumarvi un frugale pasto preparato nell’annessa cucina da due giovani addetti, oppure per una partita a carte tra Soci che, dopo aver terminato le ‘9 buche’, decidevano di intrattenersi ancora un po’ in quel luogo immerso nel verde e indubbiamente lontano dalla frenesia della vita cittadina.

Gli venne spiegato come si sarebbe svolto il mese di frequentazione gratuita: una volta iscritto, avrebbe potuto portarsi tutti i giorni (meno il lunedì) al campo pratica e da lì, utilizzando un ‘ferro’ o un ‘legno’ (così gli avevano spiegato venivano chiamati alcune particolari attrezzi da golf) che gli sarebbero stati dati in segreteria, cominciare a ‘sparare’ palle verso l’ampio prato antistante la struttura.

Inoltre, sempre in questo mese, avrebbe potuto usufruire gratuitamente e per due volte, degli insegnamenti di un maestro di golf regolarmente iscritto all’albo, per vedere insieme se ci fossero possibilità di poter tirar fuori un campione vero da un allievo ancora grezzo e acerbo oppure se, molto più probabilmente, non ci sarebbe stato niente da fare.

Il campo pratica avrebbe dovuto frequentarlo per un periodo più o meno lungo in base alla propria capacità di apprendimento, e solo quando il maestro l’avesse ritenuto idoneo, con conseguente rilascio dell’agognata ‘carta verde’, avrebbe potuto entrare nel campo da golf vero e proprio e incominciare a prendere contatto con le varie ‘buche’: fino ad allora, tutto ciò che esulava dal campo pratica sarebbe stato per lui rigorosamente ‘off limits’.

Nel giorno del suo debutto assoluto, Molinard era particolarmente emozionato: era passato dalla segreteria, aveva rilasciato i propri dati anagrafici, gli avevano dato un ‘ferro 7’ e poi si era avviato di buona lena su una dolce salitella che portava direttamente al campo pratica dopo aver percorso un paio di leggeri tornantini.

Era in anticipo di quasi 2 ore sull’ appuntamento con il maestro, ma questo non era un problema, avrebbe avuto tutto il tempo per guardarsi attorno.

Il campo pratica comprendeva 10 postazioni in cemento, leggermente rialzate da terra, alcune coperte da una lunga tettoia in legno, altre invece totalmente allo scoperto. Su ogni postazione era sistemato uno spesso tappeto verde di erba sintetica, quadrato e con un buco, situato ad una spanna da uno dei bordi, dal quale spuntava, per circa 2 cm, una specie di tubicino cavo di plastica marrone, che poi gli avrebbero spiegato chiamarsi ‘tee’, ed era su questo tubicino che avrebbero potuto essere eventualmente sistemate le palline da golf per essere colpite più facilmente e con maggior forza.

Accanto alle postazioni, una casetta di legno, tipo baita di montagna ma molto più piccola, all’interno della quale era situato un particolare marchingegno che, una volta inserito 1 euro nella fessura apposita, distribuiva 20 palline da golf che cadevano in maniera vorticosa dentro un cestello di ferro debitamente posizionato.

Queste palline venivano poi posizionate una alla volta sul ‘tee’ da parte del golfista e scagliate in avanti utilizzando tutta una serie di ‘ferri’ o di ‘legni’ e con risultati più o meno apprezzabili.

Davanti alle postazioni, una grande radura verde e pianeggiante, con posizionati ogni 50 metri, cartelli indicatori gialli con scritto 50, 100, 150 metri, che servivano ai giocatori di golf per rendersi subito conto a che distanza avessero più o meno lanciato la pallina.

Dopo l’ultimo cartello dei 150 metri e tutt’intorno una splendida vegetazione costituita in prevalenza di castagni, robinie, piante più piccole e sottobosco. Nel cielo soprastante, in determinati orari lungo la giornata, era possibile ammirare alcuni splendidi esemplari di aerei militari che effettuavano spericolate acrobazie dopo essere decollati dal vicino aeroporto.

Alle spalle del campo pratica, in posizione opposta rispetto a dove venivano lanciate le palline di prova, era invece situato l’arrivo della ‘buca 8’, uno splendido tappeto verde o ‘green’, come veniva chiamato in gergo golfistico, levigatissimo, con l’erba rasata costantemente e, più o meno al centro, una buca rotonda con infilata una bandierina bianca e rossa rimuovibile, ed era appunto in quella buca che i giocatori di golf dovevano cercare di infilare la pallina nel minor numero di colpi possibile.

Il percorso della ‘buca 8’ si snodava per circa 350 metri, partiva da dietro una collinetta che, per la sua conformazione, chiudeva l’orizzonte a chi osservava dal campo pratica.

La cosa bella e affascinante era data dal fatto che da lì era comunque possibile vedere prima le palline che, stagliandosi nel cielo, arrivavano a grande velocità sorvolando il crinale seguite, dopo qualche minuto, dall’arrivo dei giocatori di golf autori dei colpi.

Quando i giocatori di golf erano più d’uno e scollinavano tutti insieme spingendo i loro carrelli, e le loro figure si potevano vedere in alto, nitide e quasi sospese nel cielo azzurro, sembrava di assistere a quei film western in cui gli indiani sioux si materializzano improvvisamente sulla sommità della collina con i loro cavalli, pronti a sferrare l’attacco decisivo ai ‘visi pallidi’ assediati all’interno del forte eretto sul fondo della vallata.

Molinard, dopo aver seguito attentamente i consigli datigli dal maestro, era diventato sicuramente il più assiduo frequentatore del campo pratica, alle 9 era praticamente già lì e, quasi senza interruzione, utilizzando l’ormai inseparabile ‘ferro 7’, continuava a lanciare palline verso la radura antistante fin verso mezzogiorno, poi si sedeva sulla panchina in legno e mangiava un panino con la mortadella, panino che si era portato da casa, avvolto nella carta stagnola per mantenerne il più possibile la freschezza.

Mentre addentava il panino, continuava a scrutare l’orizzonte, verso la collina ed erano momenti di autentica gioia, veri brividi che gli percorrevano la schiena, quando vedeva arrivare le palline, bianche o gialle che fossero, autentici proiettili che atterravano più o meno vicine al green della ‘buca 8’.

Dietro le palline, a distanza di qualche minuto, arrivavano poi personaggi che Molinard poco per volta aveva imparato a conoscere, anche se in maniera superficiale, perché anche loro venivano al campo pratica per il riscaldamento muscolare, ma poi, dopo una serie di esercizi e dopo aver effettuato qualche lancio, si avviavano verso l’inizio della ‘buca 1’ e iniziavano a effettuare tutto il percorso.

Alcuni avevano cominciato dopo di lui, Molinard li aveva visti arrivare al campo pratica e dopo pochi mesi li aveva rivisti già in campo e già in grado di imprimere alla pallina traiettorie straordinarie. Molinard no, Molinard dopo otto mesi era in grado di colpire decentemente una pallina su dieci, a volte neanche quella, e solo col ferro 7….chiunque altro si sarebbe scoraggiato, ma lui no, lui era un entusiasta e un inguaribile ottimista, era sicuro che prima o poi sarebbe riuscito a far sì che la palla potesse andare dove lui avrebbe deciso di indirizzarla.

Poco per volta aveva comprato anche un buon numero di attrezzi, si era procurato anche una sacca usata ma ancora in buonissimo stato e un carrello bianco, e anche un paio di scarpe nere con suole particolari: insomma, visto ‘da fuori’ poteva effettivamente sembrare un vero giocatore di golf.

“Chissà cosa c’è al di là della collina, quale splendido panorama si cela oltre quella verde altura” si era sorpreso una volta a pensare Molinard, e la curiosità era tanta e crescente, anche perché un giorno aveva sentito un gruppetto di soci del Club che parlavano del fatto di non essere riusciti a sorvolare il laghetto e che le loro palline fossero andate nell’acqua….e che i cinghiali avessero rovinato l’arrivo della ‘buca 6’….e che avessero avvistato alcuni caprioli….e che, alla ricerca di una pallina che si era infilata nel bosco, avessero trovato invece degli splendidi porcini ….dunque esisteva un altro mondo oltre quella collina, un mondo pieno di affascinanti novità e sorprese, che però a Molinard erano per il momento precluse.

Il tempo passava inesorabilmente, era autunno ormai inoltrato e Molinard era ancora lì sul campo pratica, un colpo dopo l’altro, a ‘litigare’ con palline che non avevano nessuna intenzione di andare dove lui avrebbe voluto, ma Molinard era ugualmente contento, riusciva comunque a riempire uno spazio temporale che sarebbe altrimenti stato malinconicamente vuoto.

E intanto continuavano ad arrivare palline al di qua del crinale, lanciate da chissà dove…..chissà cosa poteva esserci al di là di quell’altura….chissà se un giorno anche lui avrebbe potuto verificare di persona…..e questo desiderio per il vecchio Molinard stava cominciando poco per volta a diventare una vera e propria ossessione.

Finché un giorno, mentre stava addentando solitario il suo panino, gli si accese improvvisamente una lampadina e fu investito da un irrefrenabile moto di ribellione: il giorno dopo, cascasse il mondo, anche se assolutamente vietato, avrebbe risalito la collina e sarebbe andato finalmente a vedere cosa ci fosse al di là del crinale….così aveva deciso e così avrebbe fatto.

L’indomani arrivò prestissimo al campo da golf: al parcheggio c’era una sola macchina oltre la sua e c’era un sottile velo di nebbia.

“Le condizioni ideali” pensò tra sé e sé Molinard, “al massimo ci sono sul percorso un paio di persone, quindi rischi ridottissimi e poi la nebbia dovrebbe proteggermi da eventuali sguardi indiscreti”.

Lasciò al campo pratica la sacca con tutti gli attrezzi, tanto sarebbe rientrato subito e via su per la collina, il cuore in gola un po’ per l’emozione e un po’ anche per lo sforzo, saranno stati non più di 200 metri di salitella ma comunque abbastanza impegnativi.

Arrivato alla sommità della collinetta, ebbe appena il tempo di guardare al di là, vedere un paio di lepri che stavano lentamente attraversando il prato, un piccolo laghetto laggiù in lontananza, e fu immediatamente centrato sull’osso frontale da una pallina gialla ‘sparata’ violentemente da un centinaio di metri di distanza.

“Viaaaa, incosciente” si sentì disperatamente gridare, ma troppo tardi; Molinard era stramazzato pesantemente a terra, privo di sensi ed è così che venne trovato dal giocatore di golf autore del colpo.

Fu chiamata un’ambulanza medicalizzata che intervenne prontamente, vennero prestati sul posto a Molinard i primi soccorsi e poi venne immediatamente portato via tra un sibilare preoccupante di sirene.

Da allora di Molinard non se n’è saputo più nulla anche se fra i Soci, spesso in giro in ogni parte del mondo a scopo turistico, c’è chi giura di averlo visto sotto mentite spoglie, attivissimo frequentatore dei ricchissimi tornei di golf del sud-est asiatico….dunque era riuscito ad ottenere ciò che voleva….c’è chi è sicuro di averlo visto trasfigurato in uno dei più grandi campioni partecipanti alla Ryder Cup, forse la più illustre gara in ambito golfistico….c’è infine chi dice di averlo sognato come caddie addirittura del buon Dio in uno dei più prestigiosi tornei di golf che vengono frequentemente organizzati in Paradiso.

MOLINARI Gian Lorenzo

© illustrazione coperta da copyright . Arte ViolaV

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