Mister A…

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3° classificato – III Concorso Nazionale di Narrativa 2019

Montanaro Maria Teresa


A volte, quando mi sveglio, mi sembra che la vita abbia deciso di prendere la registrazione di una giornata passata, l’abbia fatta ripartire dall’inizio e io mi ritrovo involontariamente a vivere qualcosa di già visto, come se tutto fosse registrato su una videocassetta impolverata, che ogni tanto ci si sente in dovere di riguardare per tornare a vecchi ricordi dimenticati.

Mi sveglio prima dell’alba, quando la città è ancora avvolta in una cupola piena di silenzio e pace. Mi alzo dal letto cercando di fare il minimo rumore possibile, così da evitare di svegliare mia moglie che dorme serenamente con un leggero sorriso sul volto,circondata da una folta chioma di capelli grigi che le danno un’aria elegante. Passano gli anni ma la bellezza che la distingueva da giovane, quando la conobbi nei lontani anni ’70, è ancora lì, maturata e perfezionata col tempo. Vado in salotto, su un vecchio mobile di mogano è presente un giradischi con un vinile che ha più di quarant’anni e che ricorda ad entrambi i bei tempi passati, quelli in cui tutto sembrava ricoperto da un leggero strato di perfezione. Lo accendo come ogni mattina, e le note di “Rock’n Roll Suicide” si diffondono per la casa. Preparo la colazione a mia moglie, uova in camicia e un bicchiere di succo d’arancia, rigorosamente adagiati sopra a un freddo vassoio di alluminio. Mi dirigo verso la camera da letto lasciandomi trasportare dal ritmo intenso della canzone, attraverso lo stretto corridoio con la carta da parati gialla, ormai consumata sui bordi, e ritorno alla meravigliosa scena che avevo momentaneamente lasciato qualche minuto prima. Appoggio il vassoio sul comodino, apro le tende di pizzo per far entrare la luce dell’alba dalla finestra, do un caldo e appassionato bacio sulla fronte di Giulia, mia moglie, e mi vado a sedere sulla poltroncina di finta pelle color beige situata in un angolo della stanza, in attesa di scoprire se anche questa mattina sarà come le altre.

Sono trascorsi alcuni minuti, intanto la canzone è terminata ed è ricominciata dall’inizio, dalla parte più struggente, in tema con ciò che potrei assistere da un momento all’altro in questa stanza. Giulia si sveglia, si stropiccia delicatamente gli occhi con il palmo delle mani, poi si guarda attorno, fa passare lo sguardo su ogni singolo oggetto presente nella nostra camera da letto e, a vederla, sembra spaesata, come se non sapesse dove si trova esattamente. Dopo qualche istante rivolge lo sguardo palesemente spaventato verso di me e urla: “ Chi sei? Dove mi trovo?”.

Io la continuo a guardare dritta negli occhi, sorrido anche se vorrei disperatamente mettermi a piangere. Come ogni volta sento uno strappo dentro, come ogni volta che mi sforzo di vivere le mie giornate in modo normale, percepisco un dolore, una malinconia. Che fatica sorridere e cercare di essere sereno ma disperarsi sarebbe inutile. Devo reagire, perchè voglio tenere accanto a me la donna che amo, che si consuma lentamente nell’ Alzheimer! Siamo sposati da quasi quarant’anni e da tanto tempo ormai, il suo problema sta degenerando, fino al punto di rendermi un perfetto sconosciuto ai suoi occhi.

Questa cosa peggiora di giorno in giorno e mi distrugge dove nessun occhio si potrà mai posare. Col tempo ho imparato che in questi casi conviene aspettare senza dir nulla, così da evitare emozioni non volute.

La bocca di Giulia inizia a tremare, si volta verso il suo comodino e afferra una vecchia foto in bianco e nero, è la foto del nostro matrimonio. Ci siamo noi, io con un elegante vestito nero e lei con un meraviglioso abito da sposa che la fa sembrare una principessa e le mette in risalto il giovane viso privo di qualsiasi ruga. Siamo intenti a scendere le scale all’entrata della chiesa, pochi istanti prima ci siamo fatti una promessa che, dopo tutti questi anni, continuiamo a mantenere.

Lei si ferma a osservarla e allo stesso tempo sembra che si stia perdendo nelle parole della canzone. Lo sguardo è vacuo, potrebbe capitare una catastrofe e non se ne accorgerebbe.

Ad un tratto delle lacrime cominciano a scendere sul suo bel volto, si fanno strada fino ad arrivare ai lati della bocca. Alza lo sguardo nuovamente verso di me e mi dice singhiozzando: “ Scusami, Paolo”.

Io cerco di tranquillizzarla dicendole che non è successo nulla, le sorrido e le indico il vassoio con la colazione; lei si asciuga le lacrime, appoggia la foto e con gli occhi lucidi mi ricambia il sorriso e si mette a mangiare. Nel frattempo io vado alla finestra spalancata, dalla quale entrano angoli di cielo terso, dipinto con rare nuvole paffute. Da qui si scorgono i tetti delle case e nessuno può vedermi in volto mentre rivolgo lo sguardo al cielo e smetto per un momento di sorridere, pensando al futuro e a ciò che potrebbe aspettarmi da un giorno all’altro.

Ci sono giornate in cui ho paura che Giulia si dimentichi di me, che i mille ricordi di noi svaniscano dalla sua mente con l’avanzare della malattia. Ma io le sarò sempre accanto, a rammentarle quanto ci siamo amati. Un affetto sincero può vivere a lungo nel silenzio. L’amore se c’è, rimane e ti scalda anche adesso. Quando gli tengo la mano e qualche volta lei me la stringe, in quei momenti, penso che si ricordi chi è e chi sono io.

Quante difficoltà si sono presentate, quante battaglie quotidiane, ma siamo rimasti vicini, la presenza dell’uno la certezza dell’altro. Quella buona e cattiva sorte, quella promessa non è mai stata una catena. Il nostro “sì” è stato vero e forte dal primo istante e mai ha perso forza, vigore, voglia, desiderio. Questo è accaduto a me, dopo che per anni ho tenuto fede alla promessa fatta di non abbandonarla nel dolore. E quello che l’aveva colpita è spietato: l’Alzheimer. E’ un nemico feroce che fa di tutto per farti arrendere.

Hai voglia a chiederti il perchè. Succede e basta! Ed è una battaglia persa in partenza. Una terribile condanna per chi ne è colpito direttamente e per tutti coloro che gli ruotano intorno. Nessuno ti dice come fare , quale armatura indossare per arginare il male, quali strategie usare!

Solo pillole, una sfilata di pillole colorate, e una tabella giornaliera appesa alla parete. Poi, una sequela di giorni fatti di nebbia sempre più fitta e sempre più scura. Sono anni che combatto la sua malattia, che la strappo giorno dopo giorno, minuto dopo minuto al male, a quel mostro subdolo che le ha rubato tutto, senza pietà e redenzione. Ho amato una sola persona in vita mia e ora la mia più grande paura potrebbe tramutarsi in realtà, potrei essere totalmente dimenticato da Giulia e non riesco ancora a crederci.

Per un momento ho pensato che i medici si fossero sbagliati, o che la malattia sarebbe stata meno crudele, meno devastante. E invece, la mia Giulia, la donna con la quale avevo deciso di vivere e invecchiare,stava sparendo, la vedevo rotolare lungo una china ripida e senza scampo.

Ho ancora negli occhi quel viso scarno e lo sguardo perso in altre direzioni. Lei, il porto sicuro, le risate, il pianto, le litigate fatte bene, il fruscio delle sue sciarpe di seta, il suono del filo di perle. Mi riempivo la testa e il cuore di ricordi felici. Ne avevo bisogno come dell’aria per respirare, per sopportare l’intermittenza del suo andare e tornare nel mondo reale.

Quello era “ MISTER A”! E lei? Dove finiva quando era altrove? Io la rivolevo!

Non potevo mollare! Non subito, almeno. Anzi, mai! Giulia, non poteva piu vivere come prima? Io sarei stato la sua stampella, gli avrei spiegato libri, film, giornali, gli avrei descritto i nostri ricordi all’infinito!

Che tenerezza mi fa questa donna che non sa, non rammenta, non comprende. E siccome non ricorda, si costruisce ogni giorno parte di una storia che non è la sua ma che potrebbe essere. Ogni giorno una storia diversa, dove quello che non le piace, sparisce.

Dove abbiamo lasciato i ricordi belli, dove si sono nascosti? Quando in questa casa riecheggiavano risate e rumore di stoviglie, tavole imbandite per il pranzo di ferragosto. Quando c’erano il profumo di panni stesi al sole e polenta cotta sulla stufa a legna! Tutto spazzato via, tutto sparito! La giornata scorre come al solito, andiamo a fare le nostre commissioni, pranziamo, ceniamo, e cerchiamo di far finta che nulla stia succedendo, che sia tutto a posto, com’è sempre stato finora tra noi, ma dentro sappiamo benissimo che non è così. Sappiamo che sta per arrivare la Bora e il castello di carte non potrà reggere ancora per molto.

A volte i blackout si presentano nei momenti più disparati, rendendo evidente il degenerare della malattia. Ma in giornate come queste non succede nulla, sembra quasi di vivere nella normalità di una volta. La sera ci corichiamo a letto, ci guardiamo dritti negli occhi, per un po’, senza dire nulla ma sempre col sorriso stampato sul volto, poi il silenzio viene interrotto da Giulia che dice: “ Ti chiedo scusa per domani, per tutto quello che devi passare ogni giorno sopportando la mia presenza, ma soprattutto la mia assenza”.

Io sospiro e le rispondo dolcemente: “ Ti ho amata dal primo istante che ti ho vista trentasette anni fa, e dopo tutto questo tempo i miei sentimenti non sono cambiati di una virgola.

A volte ti dimentichi di me, è vero, ma io non mi dimenticherò mai di te e cercherò in tutti i modi di ricordarti del mio lungo passaggio nella tua vita. Potrà essere con la tua colazione preferita o con quella canzone che ami tanto, magari la mia voce diventerà il tuo salvagente, non lo so.

Ciò che importa è che non ti lascerò mai fino alla fine dei giorni, fino alla fine di noi”.

Le lacrime fuoriescono nuovamente dai suoi occhi, questa volta per un motivo diverso.

Mi abbraccia e io la stringo forte a me, le bacio con estrema dolcezza la fronte e le prometto che domani sarò ancora là, ad aspettare il suo risveglio, seduto su quella poltrona.

Le asciugo le lacrime e le auguro buonanotte, con la certezza che sarà buona perchè sarà un’ altra notte passata accanto alla persona che amo, e che, nonostante tutto, rimarrà per sempre radicata nel mio cuore e nei miei mille ricordi che, se ce ne sarà bisogno, terrò per entrambi. Alzheimer? Non voglio sapere di più. Voglio solo aspettarti Giulia, ogni volta che vai via. Ogni volta che te ne vai ti tengo per mano. Voglio bere ogni singolo momento che possiamo ancora vivere insieme, non voglio perdermi una parola, un respiro. Non avere paura Amore mio, io aspetto ogni tuo ritorno. Io aspetto di venire via con te, poi!

La videocassetta è terminata nuovamente e vorrei tanto che non finisse mai perchè, anche se fa male, lei è ancora qui con me, stretta nel mio caldo abbraccio, in attesa di un altro risveglio.

Montanaro Maria Teresa

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